Perdita di udito e acufeni: cause e rimedi

Ma eventuali danni non sono irreversibili se trattati in tempo con la laser terapia.

Perdita di udito e insorgenza di acufene, il tipico fischio, sibilo o fastidioso e persistente ronzio avvertito nell’orecchio, possono essere provocate da traumi acustici acuti, come scoppi, esplosioni, spari che avvengono nelle nostre immediate vicinanze e ancora da esposizione a fonti sonore medio-brevi ma molto intense come la musica di un concerto dal vivo o quella diffusa durante una serata in discoteca.

Spesso, tuttavia, il danno acustico e l’acufene possono derivare da comportamenti abitudinari e reiterati che vengono sottovalutati, come le conversazioni al cellulare e l’ascolto di musica ad alto volume mediante auricolari e cuffiette.

Il Trauma Acustico Acuto (TAA) è il danno uditivo causato da rumori ad alta intensità. Nei casi di esposizione a scoppi (pensiamo all’esplosione di una gomma o alla messa in moto di un motore a scoppio) – tutti rumori con frequenze ed intensità molto elevate (superiori agli 85 decibel) – basta una breve esposizione per riportare un danno. Il trauma acustico può invece essere presente e divenire cronico quando il soggetto frequenta a lungo ambienti dove sono presenti rumori costanti di poco superiori alla soglia degli 85 decibel. In questo caso, è ovvio, il rumore richiederà anni per incidere sulla capacità uditiva della persona (altro fattore da considerare è la sensibilità al rumore che varia da persona a persona).

Il trauma acustico, come detto, nei casi più gravi può provocare una perdita di udito, danno che si può curare perché non sempre irreversibile, ma può anche generare acufene, spesso di tipo continuo e in grado di interessare solitamente un solo orecchio. Una prima regola base per comprendere quando potremmo soffrire di acufene è non sottovalutare nuove sensazioni uditive, magari avvertite anche sporadicamente. Questo perché anche un piccolo trauma acustico, come una pallonata ricevuta sull’orecchio, o anche l’ascoltare abitualmente musica ad alto volume in cuffia, può generare lievi scompensi lungo la catena delle vie uditive finendo col causare prima acufene e, se non ben trattato, anche malfunzionamenti uditivi più gravi e persistenti.

Non a caso, pochi mesi fa, l’UE è tornata a lanciare l’allarme sordità, soprattutto tra i giovani e giovanissimi, sottolineando come siano quasi 10 milioni le persone che rischiano di perdere parzialmente la capacità uditiva per un utilizzo scorretto di cuffie e auricolari, ben il 10% degli utilizzatori che ogni giorno ascoltano musica.

Un dato che va di pari passo con l’aumento del numero di giovani che presentano problemi uditivi pur non avendo mai lavorato in ambienti rumorosi.

Orecchie che fischiano, sibili e ronzii vari percepiti in modo continuo o intermittente sono i primi classici disturbi che avvisano che qualcosa nell’udito non va. Purtroppo gli effetti nocivi della musica in cuffia sono poco noti a ragazzi e genitori. Uno studio su JAMA Otolaryngology Head and Neck Surgery condotto dall’Università del Michigan fra 700 genitori di ragazzi fra i 13 e i 17 anni ha infatti messo in evidenza che oltre il 96% di mamme e papà non conosce il problema e quindi difficilmente lo affronta insieme ai figli.

La prevenzione è importante, a partire dal diffondere e inculcare nei giovani la cosiddetta regola del ‘60-60’, ovvero ascoltare la musica al 60% del volume massimo consentito dal dispositivo, quindi circa 60dB, per un massimo di 60 minuti.

Nel caso, tuttavia, ci si trovi già alle prese con una perdita di udito o in presenza di fischi e ronzii interni o centralizzati nella testa, è sempre opportuno sottoporsi con urgenza ad una visita otorinolaringoiatrica con esame audiometrico.

Sino a pochi anni fa i trattamenti medici proposti erano tre: uso di cortisonici, farmaci e ossigenoterapia iperbarica. Ovviamente queste terapie, oltre a non garantire una piena efficacia, presentavano anche controindicazioni, del tutto assenti, invece, nella moderna cura che si basa sulla laser terapia a bassa emissione che agisce sulle cellule danneggiate della coclea dell’orecchio. Questa terapia, utile nei casi di trauma acustico e di acufene da trauma acustico, viene consigliata dallo specialista solo a seguito di accurata visita diagnostica. E’ assolutamente non invasiva, priva di controindicazioni, non prevede l’assunzione di farmaci e garantisce una buona efficacia di risultati perché ‘tarata’ sul singolo paziente e quindi altamente personalizzata.

Tra le più moderne e scientificamente validate terapie, quella laser a bassa emissione prevede l’applicazione mediante collocazione dello strumento dietro l’orecchio del paziente, il quale si trova comodamente seduto su di una poltrona reclinabile, oppure mediante un sottile adattatore, simile ad una penna a sfera, che viene inserito nel condotto uditivo esterno. Il tutto avviene con sedute programmate in ambulatorio, senza alcun dolore e senza effetti collaterali.