Come recuperare l’udito

L’operazione permette ai pazienti sordi di sentire grazie ai progressi della tecnologia

I passi avanti della tecnologia negli ultimi anni ha permesso alle persone che soffrono di problemi all’udito o addirittura di sordità totale di avere molto più di una speranza per tornare a sentire. Una delle soluzioni più interessanti e tecnologiche è l’impianto cocleare, una chirurgia robotica della sordità diventata ormai realtà consolidata e rivoluzionaria. 

In Italia si installano una media di circa 700 impianti all’anno, con circa settemila pazienti.

Quando ricorrere all’impianto cocleare

L’impianto va utilizzato solo in determinati casi di ipoacusia e sordità, la selezione dei pazienti ritenuti idonei per l’impianto cocleare è infatti molto rigida.

Questi i disturbi per il quale l’orecchio bionico è consigliato.

  1. Ipoacusia bilaterale (riduzione della capacità uditiva in entrambe le orecchie) acquisita dopo l’acquisizione del linguaggio.
  2. Ipoacusia bilaterale neurosensoriarle severa e profonda con una compromissione della capacità uditiva superiroe a 80 decibel e con una capacità di percezione delle parole inferiore al 35 per cento.
  3. Ipoacusia pre-verbale o sordità congenita in bambini con età inferiore ai sei anni.
  4. Adulti con ipoacusia moderata o grave o sordità per un periodo non superiore ai vent’anni.
  5. Soggetti con vari problemi uditivi che non hanno risolto con l’utilizzo delle protesi acustiche comuni.
  6. Ridotta capacità uditiva in tutti quei soggetti che presentano un riconoscimento delle parole inferiore alla metà.

Ci sono anche casi in cui l’operazione non è indicata. Ad esempio se ci sono lesioni al nervo acustico, oppure se la sordità si è sviluppata in seguito ad una meningite che ha causato un’ossificazione del labirinto. Ancora: i casi di agenzia del nervo acustico, ovvero quando il nervo è assente o sottosviluppato dalla nascita. Come vedremo, il nervo acustico ha un ruolo importantissimo in questa operazione.

I test preliminari all’operazione, l’intervento chirurgico e l’accensione dell’impianto cocleare

Sono molti i test clinici a cui vengono sottoposti i pazienti prima di procedere all’intervento dell’impianto cocleare. Il team di intervento è composto, oltre che da chirurgo e otorinolaringoiatra, anche dal tecnico regolatore dell’impianto, dall’ortofonista, dal logopedista e dal neuropsichiatria.

In generale, i livelli di test clinici sono tre: il medico valuta i benefici esistenti, le condizioni di salute, e la conducibilità del nervo acustico del paziente, la pervietà del labirinto della coclea, mediante tac o risonanza magnetica.

Il secondo livello riguarda invece test neuropsichatrici. Infine si fanno gli esami logopedici. Queste sono le tre aree che interessano i pazienti che tornano a sentire dopo un lungo periodo di sordità. Va qui ricordato infatti che i problemi all’udito interessano anche il linguaggio.

L’operazione si svolge in anestesia totale. Il chirurgo incide la cute e prepara la via di accesso alla cassa timpanica e della cavità in cui verrà alloggiato il ricevitore. Vengono poi inseriti gli elettrodi a livello della coclea, posizionato il ricevitore e suturato la ferita. Di solito l’intervento non dura più di tre ore. Il paziente rimane in ospedale per due o tre giorni, poi la ferita guarisce normalmente in circa quattro settimane. L’apparecchio rimane spento finché, circa un mese dopo l’intervento non viene posizionata la parte esterna e si procede con la parte dell’attivazione dell’impianto cocleare.

Dopo l’intervento chirurgico vengono attivati gli elettrodi, e ha inizio il “mappaggio”. L’attivazione è graduale: per ogni elettrodo infatti è necessario ricercare la soglia minima di udibilità del paziente e la soglia massima tollerata. Da questi due valori si individuerà una media che è la sua soglia ottimale.

C’è poi una fase di riabilitazione che serve a far sì che il soggetto possa riabituarsi a sentire i suono (o abituarsi, in caso di sordità dalla nascita) e a ripristinare o creare il linguaggio. In questa fase viene seguito da un logopedista con sedute prima quotidiane poi via via più rarefatte.

Come funziona l’impianto cocleare

L’impianto cocleare è costituito in sintesi da due componenti: una esterna, composta da microfono ricevitore che è simile all’apparecchio acustico tradizionale. Il microfono è posizionato a livello retro auricolare ed è simile all’apparecchio acustico convenzionale, o con una nuova scatola. L’apparecchio trasforma i suoni in segnali elettrici e li invia ad un processore di linguaggio programmato per trasmettere le informazioni più importanti.

Il segnale acustico viene convertito in elettrico in quella che è la vera e propria coclea artificiale. La parte interna è posizionata con l’intervento chirurgico ed è composta da un ricevitore stimolatore ed un sistema di elettrodi. Il fatto che il nervo coclearie sia intatto è importante perché è qui che il microchip che processa le informazioni trasmette gli impulsi.

Le nuove tecnologie hanno permesso passi avanti notevoli. Ci si indirizza ad impianti senza batterie, in grado di autoalimentarsi, in modo da evitare il problema delle pile che si scaricano. Ci sono poi impianti che non necessitano di hardware esterno, quindi completamente invisibili. È importante sottolineare che in caso di sordità tale da far rientrare il paziente nella legge 104 l’operazione può essere finanziata dal Servizio Sanitario Nazionale.