Acufeni insonnia ansia

Convivere con ronzii, fischi e altri fastidiosi rumori, come soffi, fruscii o pulsazioni che dal nulla iniziamo a percepire nelle orecchie e nella testa è alquanto complicato. Roba da toglierci il sonno e, infatti, chi soffre di acufeni, nome scientifico di questi disturbi dell’udito, il sonno rischia di perderlo per davvero e con esso anche la serenità di una vita tranquilla. La carenza di riposo o, di ‘buon e soddisfacente riposo’ sarebbe meglio dire, incide infatti inevitabilmente sul nostro umore e quindi sulla qualità generale della nostra vita.

Se è vero che è a letto che il ronzio aumenta di intensità, con il paziente che si gira e rigira su se stesso e non riesce a prendere sonno, è altrettanto vero che forse sarebbe il caso di ‘ribaltare’ la questione e di iniziare a porci qualche domanda. Una in particolare, ad esempio: ci riposiamo meno per via dell’acufene che ci dà noia oppure è proprio a causa del poco riposo o di un sonno disturbato e decisamente non ristoratore che siamo maggiormente soggetti agli acufeni?

C’è, insomma, una correlazione tra carenza di riposo/qualità del sonno e insorgenza dell’acufene? A quanto pare sì. Perché se è assodato ormai che almeno un italiano su dieci soffra di acufeni e dica di non dormire bene proprio a causa di questo disturbo, le ultime ricerche neuroscientifiche al riguardo hanno però evidenziato come questi soggetti, già particolarmente predisposti ad accusare più di altri ansia e stress, convivessero già, ossia già prima dell’insorgere degli acufeni, con le cosiddette ‘patologie del sonno’, dal russamento alle apnee ostruttive.

Queste problematiche, che ovviamente trovano origine in patologie che affliggono le vie aeree superiori, incidono pesantemente sulla qualità del sonno e quindi possono anche fungere, purtroppo, da “innesco” dell’acufene. E’ quindi solo andando a ritroso, ossia ad indagare le cause del nostro riposo carente o del nostro sonno di scadente qualità che potremmo tornare a dormire bene, eliminando quindi anche il fastidioso fischio o ronzio all’orecchio.  Ma prima facciamo un passo indietro, vediamo nel dettaglio che cosa si intende per acufene e soprattutto alcuni nuovi approcci per la diagnosi e nuove terapie.

Visita specialistica e prevenzione ancora più importante in presenza di nuove terapie

L’acufene, ossia quel sibilo, fischio o ronzio che rappresenta uno dei sintomi più invalidanti, può essere conseguenza di uno stato patologico dell’orecchio.

Quando si avverte qualche rumore ‘interno’ all’orecchio o nella testa è sempre bene e opportuno ricorrere ad una visita specialistica presso un otorinolaringoiatra, questo proprio per verificare l’origine del disturbo, la salute del nostro apparato uditivo e, nel caso, prevenire danni più gravi e duraturi.

Da quando l’acufene è stato finalmente inquadrato non come una patologia a se stante, bensì come sintomo secondario di una alterazione dell’apparato uditivo, questo anche grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche, si sono non solo potute individuare con precisione le cause alla base dell’alterazione, ma anche studiare e predisporre cure appropriate che saranno tanto più efficaci quanto più precocemente avviate. Grande importanza, in particolare, riveste oggi la prevenzione, specie per i più giovani, con protezione dalla musica in cuffia e negli auricolari a volumi elevati e per tempi prolungati.

Acufene, umore e altri guai

L’acufene è spesso, accompagnato da una serie di difficoltà piuttosto comuni:

  • insonnia
  • irritabilità, incapacità di rilassarsi
  • difficoltà nel rilassarsi
  • depressione
  • difficoltà di concentrazione

Alcuni studi hanno dimostrato che l’esposizione al rumore e lo stress sono due cause tra le più comuni per l’aggravarsi degli acufeni e la ridotta tolleranza degli stessi da parte dei pazienti.
Esistono anche malattie e disturbi, non a carattere uditivo, che possono aggravare l’acufene:

  • Digrignare i denti (bruxismo specie notturno)
  • Problemi al collo o dolori cervicali
  • Disturbi dell’articolazione mandibolare
  • Problemi dentari
  • Problemi posturali

Alcune nuove ricerche sulle cause degli acufeni

L’Hearing Research, una delle più autorevoli riviste internazionali di audiologia sostiene che il disturbo dell’acufene interesserebbe dall’11,9% al 30,3% della popolazione generale, con picco tra i 60 e i 69 anni ed una maggiore frequenza nel sesso maschile rispetto al femminile.

Indagando l’ansia, condizione con la quale si confrontano milioni di persone in tutto il mondo, gli studiosi in questione hanno notato una correlazione tra l’ansia stessa e l’insorgere dell’acufene. La percezione del rumore, spesso provocato da una disfunzione temporanea delle vie uditive che può diventare essa stessa l’origine di ansia e stress, deve essere considerato non come una malattia, ma come un sintomo, un segnale di pericolo che sta interessando il nostro organismo. E a proposito delle cause dell’acufene, prima di tornare alla nostra tesi legata alle patologie del sonno come vettore di acufene, vediamo questo interessante e recente studio eseguito in America, per la precisione dai ricercatori dell’Università di Pittsburg, secondo i quali gli acufeni potrebbero essere dovuti ad un malfunzionamento cellulare al livello del primo circuito midollare del nervo della coclea, l’orecchio interno. E appare promettente un farmaco anti-epilettico. Nell’orecchio sono presenti molti canali, addetti alla funzione di udire.

Ma l’ipotesi fatta dai ricercatori americani, anche se si tratta sempre di canali e di udito, si localizza questa volta nel midollo del nervo cocleare, il nucleo dal quale passa obbligatoriamente tutta l’informazione che consente di udire. Per curare tale disfunzione midollare i ricercatori pensano che abbia efficacia un farmaco anti-epilettico che agisce sui canali del potassio, e per testarlo hanno fatto un esperimento su topi constatando che i topi trattati col farmaco presentavano meno acufeni.

Le patologie che disturbano il sonno e il rapporto con gli acufeni

Ora torniamo alla stretta correlazione poco riposo/sonno insoddisfacente > probabilità di insorgenza di acufeni. La domanda è: chi si riposa poco o poco bene è maggiormente soggetto agli acufeni? A quanto pare sì e la colpa sarebbe non solo della nostra permeabilità ad ansia e stress, ma anche di patologie come russamento e apnee notturne.

Apnee del sonno, russamento, stress ed ansia derivati dalla sottovalutata pessima qualità del sonno possono inevitabilmente causare la subdola insorgenza di acufeni.

Cosa fare in questo caso? Intanto è opportuno mantenere uno stile di vita attivo e regolare, ossia comportamenti salutari che possono garantirci una buona qualità e quantità di sonno.

Di giorno, ad esempio, è consigliato:

  • Fare attività fisica anche nella quotidianità (scale a piedi, passeggiare) ed iscriversi in palestra o fare sport.
  • L’alimentazione è importante: mangiare cibi leggeri, non bere caffè la sera
  • Non fumare

La camera da letto deve essere silenziosa e non troppo calda, meglio scaldarsi con una bella coperta.

Di notte, poi, è bene:

  • Coricarsi ad orario regolare dopo una doccia o un bagno rilassante.
  • Leggete qualcosa di leggero
  • Evitate sonniferi, meglio un latte caldo
  • Se non riuscite a prendere sonno alzatevi da letto e fate qualcosa che vi rilassi, magari sfogliate libri con molte immagini. Andate sul divano, guardate un po’ di tv, senza esagerare. Fate due passi. Tornate a letto dopo mezz’ora.

Se pensate di soffrire di patologie del sonno o di acufene il consiglio numero uno è questo: fatevi visitare da uno specialista otorino e raccontategli tutto sul vostro stile di vita, sonno compreso. Una corretta e rigorosa diagnosi, infatti, è indispensabile per risalire alla causa dell’eventuale acufene. In questo lavoro funzionale a riconoscere se quanto avvertito dal paziente rientri o meno nella casistica degli acufeni e quale sia effettivamente la causa principale all’origine del disturbo, ci sono venuti in aiuto metodi diagnostici strumentali ed esami sempre più specifici e precisi, in grado di stabilire non solo le cause, ma anche le cure più idonee, cure che saranno tanto più efficaci quanto più precocemente avviate. E’ importante, infatti, quando si avvertono rumori insoliti o insolite sensazioni uditive, non perdere tempo e ricorrere ad una opportuna valutazione specialistica presso l’otorinolaringoiatria per prevenire danni più gravi e duraturi. Oggi, infatti, non solo è possibile diagnosticare in modo professionale, autonomo e rapido, tutte le possibili cause di acufeni, ma anche individuare e curare le ‘patologie’ che incidono sulla qualità del sonno grazie ad esempio alla terapia laser per smettere di russare.

Il tutto senza liste d’attesa, senza dover perdere altro tempo tra impegnative e corsie di ospedali e potendo al contempo usufruire di un protocollo terapeutico personalizzato e d’avanguardia. Il paziente verrà seguito passo passo dall’otorino e condotto gradualmente alla soluzione del problema.

Per capire la causa dell’acufene e scegliere un’efficace terapia è infatti necessario un protocollo diagnostico razionale che prevede:

visita specialistica otorinolaringoiatrica

identificazione dei fattori di rischio concomitanti

identificazione e terapia di malattie di organi “vicini” all’orecchio: mandibole, collo, vie respiratorie superiori, patologie neurologiche (disturbi d’ansia ed altre).

Alimentazione e acufeni

Da non sottovalutare, inoltre, sempre restando in tema di stili di vita, è la nostra alimentazione. Anch’essa, infatti, potrebbe avere un certo peso sulla comparsa di acufene. Non a caso c’è chi ritiene che alcuni cibi siano da evitare, mentre altri riducano il ‘rischio acufene’.

Mangiare frutta fresca e verdure di stagione, consumata preferibilmente sotto forma di centrifugati e al mattino, ad esempio, facilita l’assorbimento dei micronutrienti che potenziano l’azione del sistema immunitario e contribuisce a mantenere in equilibrio la microflora intestinale, con chiari benefici per la nostra salute e per la qualità del nostro riposo. Meglio evitare, invece, il consumo di latte e latticini in grande quantità, nonché le bevande contenenti caffeina (come il caffè, il tè e la coca cola), le fritture, i cibi industriali addizionati con additivi chimici, le bevande alcoliche, i prodotti a base di farine raffinate, i salumi, i formaggi (soprattutto quelli stagionati).